Il messaggio dei sensi

10 Marzo 2012 by

L’aspetto più affascinante del vino è la com­plessità del messaggio. Esso può assumere note di pesca o di mirtillo nero, di chiodi di garofano, di burro o di fichi secchi. E non tutto ciò che ha un nome gradevole si traduce in un sapore altrettanto buono. A volte sono proprio gli aromi più inconsueti a conferire a un vino quel non so che di speciale.

L’aroma del vino è composto da due elemen­ti: la parte che l’uomo riesce a percepire con l’olfatto e quella che può gustare. Odore e gu­sto sono quindi gli elementi più importanti della degustazione. Alcuni bevitori appassio­nati inneggiano anche al colore, che dà loro già un’anticipazione del sapore che si accin­gono a gustare. Oppure alla temperatura che, indipendentemente dal gusto, può rinfresca­re la gola. O ancora al frizzare delle bollicine dello Champagne. Ogni vino infatti possiede non soltanto un aroma caratteristico e ben determinato, ma anche una qualità visiva, tat­tile e uditiva.

Gli aromi primari

Con il termine aromi primari si definiscono i profumi naturali che provengono dall’uva e che si sprigionano soprattutto dalla buccia de­gli acini. Si tratta in gran parte di profumi floreali e fruttati che risultano dominanti soprat­tutto nei vini giovani. Successivamente si svi­luppano anche note speziate. Ogni vitigno pre­senta aromi primari ben definiti: i vini ottenuti con uve Sauvignon Blanc hanno spesso un odore di uva spina, mentre i vini Pinot Noir sanno di ciliegie e susine. I profumi primari, tuttavia, possono variare e assumere sfuma­ture diverse – anche in vitigni della medesima qualità – in base al terreno e al luogo di colti­vazione. Un Cabernet Sauvignon della Napa Valley californiana è più fruttato di un Caber­net di Bordeaux, perché in California domina­no terreni acidi, mentre nella regione di Bor­deaux prevalgono quelli alcalini.

 

Gli aromi secondari

Accanto ai profumi caratteristici delle singo­le varietà delle uve, il vino presenta anche quelli sviluppati nel corso della fermentazio­ne. Questi aromi secondari o fermentativi ar­ricchiscono il vino, lo rendono “vinoso” e gli conferiscono un profilo aromatico diverso ri­spetto al succo d’uva originario. Responsabi­li di questi aromi secondari sono alcoli, acidi, aldeidi ed esteri. Essi dipendono dalle fami­glie e dai ceppi di lieviti che operano la fer­mentazione alcolica degli zuccheri, ma anche dal grado di maturazione delle uve, ovvero dalla quantità e dalla composizione degli zuc­cheri dell’uva. Tipici profumi secondari pos­sono essere note di burro, pane, funghi, cuoio, formaggio e note animali. Anche sentori di confettura, foglie autunnali umide e odore di stalla rientrano in questa categoria. Gran par­te degli aromi secondari è di natura volatile e scompare subito: talvolta già durante la ma­turazione, talaltra più tardi, in bottiglia.

 

Gli aromi terziari

Durante la maturazione l’aroma del vino co­mincia a modificarsi, indipendentemente dal fatto che si trovi ancora in botte o già in botti­glia. I profumi primari fruttati cedono via via il passo a nuove composizioni aromatiche. Di­ventano percepibili aromi speziati, balsamici e di legno: i primi segnali della maturazione in atto. Da questo momento gli esperti non par­lano più di profumo bensì di bouquet del vino. Con il progredire della maturazione e con l’af­finamento in bottiglia, il bouquet si sviluppa ulteriormente. Il vino diventa più complesso, sfaccettato e composito.

 

La descrizione degli aromi

Gli scienziati sono riusciti a distinguere all’incirca 500 aromi diversi. Se i procedi­menti di misurazione, la gascromatografia e la spettrografia di massa fossero più sofisti­cati, probabilmente ne risulterebbero ancora di più. La maggior parte di questi profumi non è descrivibile chimicamente. Soltanto in pochi casi è possibile risalire a una determi­nata formula chimica. Se dovessero essere de­finiti linguisticamente, ne risulterebbero de­finizioni spesso inconsuete e talvolta bizzar­re. All’inizio degli anni ’80 alcuni studiosi del Dipartimento di enologia e viticultura della University of California Davis hanno catalo­gato in modo sistematico i diversi profumi. È nata così la ruota degli aromi, che tuttavia non ha portato a un’unificazione del linguag­gio dei vini.

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